Come si osservano gli oggetti del profondo cielo
A parte alcuni ammassi aperti cospicui ben risolti in stelle tutti gli oggetti del "profondo cielo" (in inglese deep-sky termine che indica gli oggetti non stellari molto distanti da noi) apparivano come velate macchiette di luce nei telescopi al tempo di Charles Messier (1730-1817) e per questo venivano genericamente chiamati nebulose. Nel catalogo più famoso e più utilizzato dagli astrofili quello di Messier sono catalogate 39 galassie. Sono vastissimi agglomerati di centinaia di milioni o miliardi di stelle che appaiono in fotografia sotto grande varietà di forme e che possono essere raggruppate molto semplicemente in spirali, spirali barrate, ellitiche ed irregolari da chi le osserva visualmente.
Appaiono tutte sotto forma di oggetti nebulari più o meno brillanti con zone centrali (in inglese core) più luminose dell'alone circostante; talora si osserva anche un nucleo puntiforme ancor più splendente del core; la traccia dei bracci di spirale è però osservabile solo con grandi telescopi. Le spirali barrate assomigliano alle normali spiarli ma sull'alone vi è un accenno di una barra luminosa che percorre la galassia da parte a parte; le galassie ellittiche appaiono invece all'osservazione visuale come macchiette ovali con un core molto pronunciato; il loro nucleo e il core sono spesso molto più brillanti di quanto lo siano nelle spirali.

Altri oggetti deep-sky sono gli ammassi globulari e aperti: nel catalogo di Messier sono 56. I primi sono enormi ammassi di stelle molto addensate tra di loro quasi a ricordare un globulo di stelle; piccoli e medi telescopi ne permettono la risoluzione solo alla periferia: si osserverà allora un entusiasmante brillare di una moltitudine di piccoli puntini luminosi proiettati su una delicata nebulosità di fondo che scompare solo all'aumentare del diametro dello strumento.
Gli ammassi aperti sono invece raggruppamenti di forma irregolare di una decina fino a qualche centinaia di stelle e sono facilmente risolvibili nei telescopi amatoriali; il permanere di nebulosità di fondo può indicare la presenza di gas e delle polveri dalle quali le stelle sono nate.
Le nebulose diffuse e le planetarie (11 nel catalogo di Messier) appaiono invece simili alle galassie nell'osservazione visuale; non mostrano però core, nè nucleo, ma superficie di luminosità non uniforme. Le planetarie in particolare sembrano dischetti nebulosi dal perimetro non sempre regolare e con condensazioni sovrapposte più o meno luminose; talune mostrano anche un buco centrale più oscuro del gas che lo circonda.
Nessun strumento particolare è necessario per lo studio visuale degli oggetti del profondo cielo: tutte le configurazioni ottiche sono infatti valide. E' opportuno però l'ultilizzo di binocoli sugli ammassi aperti di grandi dimensioni che apparirebbero sparpagliati a causa del maggior ingrandimento dato dai telescopi. Le prestazioni dei telescopi sono influenzate in modo sostanziale dall'atmosfera terrestre: il seeing è il parametro indice delle condizioni di calma atmosferica giudicabile tramite l'osservazione di una stella. Per valutarlo bisogna tener presente i valori di scintillazione e di turbolenza. Quest'ultima si crea tanto nell'atmosfera quanto al suolo per il riscaldamento diurno, ma anche nel tubo del telescopio se non è in euilibrio termico con l'ambiente esterno. Anche la variazione della trasparenza che descrive la limpidezza atmosferica sono da valutare: se peggiora ne consegue un rischiaramento generale del cielo e così le stelle più deboli scompaiono mentre gli oggetti estesi come le nebulose non mostrano più i dettagli.
Il massimo ingrandimento utilizzabile è condizionato dal seeing: è conveniente iniziare con un ingrandimento pari a circa la metà del diametro dello strumento in mm per poi ricorrere ad ingrandimenti maggiori solo se l'atmosfera lo permette. Ingrandimenti elevati "sciolgono l'immagine" facendole perdere contrasto e dettaglio; il loro uso è da eviatre su tutti gli oggetti diffusi e nebulari.
Abituarsi al buio
La pupilla del nostro occhio si allarga nel buio per trasmettere la massima quantità di luce; questo processo non è però rapidissimo. Dopo il passaggio da un ambiente luminoso al buio della notte si raggiunge la massima sensibilità visiva solo dopo una ventina di minuti, ma la si perde con estrema facilità se l'occhio viene colpito da nuove sorgenti brillanti: sarà quindi conveniente illuminare mappe e carte con deboli luci rosse alle quali l'occhio è meno sensibile.
La visione distolta
Per osservare oggetti particolarmente deboli non li si guardi direttamente, ma si diriga l'asse dell'occhio da 10° a 20° verso un lato dopo averli posti al centro del campo dell'oculare sempre tenendovi fissa l'attenzione. L'operazione è facile e gli osservatori esperti vi ricorrono sovente. La visione distolta o indiretta permette un guadagno di una magnitudine ed anche più. Una volta individuati alcuni dettagli in questo modo possono essere spesso osservati anche con la visione diretta.